Molti imprenditori si rivolgono all’avvocato quando è ormai troppo tardi. Quando è arrivata una contestazione, un accertamento, un’ispezione, una richiesta INPS o un verbale ITL.
Fino al giorno prima tutto sembrava funzionare. Poi qualcosa si inceppa e si scopre che quel “tutto” era solo apparenza e che (situazione sempre più frequente) addirittura rapporti di lavoro all'apparenza legittimi e coperti da versamenti di regolari contributi sono considerati a tutti gli effetti "lavoro nero" con ogni più infima conseguenza.
Non solo, in molti casi, quanto versato nella convinzione di un rapporto considerato in verifica come illegittimo o illecito non viene restituito. Proviamo a pensare alla fatturazione pagata per prestazioni poi considerate somministrazione di lavoro irregolare ed al fatto che gli istituti pretendono il pagamento diretto dei contributi dopo che il committente ha già pagato ad una società l'intera opera comprese le retribuzioni ed i contributi regolari.
E spesso sono il frutto di scelte non valutate, oppure valutate da un solo punto di vista.
Il punto è proprio questo: la mancanza di dialogo tra chi l’impresa la guida e i professionisti che dovrebbero affiancarla. Il commercialista viene consultato per i numeri, l’avvocato per le cause, il consulente del lavoro per i cedolini. Ma raramente ci si ferma a chiedere: “Questa cosa è corretta anche dal punto di vista giuridico? Se domani mi fanno un’ispezione, cosa trovano?”. Il rapporto part time è vero o finto? E ancora più raramente i professionisti vengono messi in condizione di parlarsi tra loro.
Eppure molti problemi potrebbero essere evitati con un minimo di ascolto e dialogo.
Basti pensare ai casi di errato inquadramento del personale. Un’azienda assume con contratto part-time orizzontale una figura che lavora invece con continuità e a tempo pieno. Il consulente del lavoro registra le presenze che riceve. Il commercialista si occupa dei costi. Nessuno ha chiesto all’avvocato se quella modalità rispecchia davvero la realtà lavorativa. Poi arriva l’ispezione, il verbale accerta un tempo pieno di fatto, scatta la ricostruzione retroattiva e l’azienda si trova davanti ad un debito contributivo che le mette in crisi la liquidità.
Oppure, nei rapporti con i collaboratori esterni, accade che un professionista venga incaricato con una partita IVA per mansioni che nel tempo diventano subordinate. Si usano sempre gli stessi moduli, si rinnovano le lettere, si continua senza mai domandarsi se quella forma contrattuale sia ancora adeguata. Nessuno solleva dubbi. Fino a quando il collaboratore, interrotto senza preavviso, propone ricorso per riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato. In quel momento si scopre che sarebbe bastato un confronto preventivo per evitare l’evoluzione conflittuale.
Un’altra situazione frequente riguarda il distacco o l’utilizzo di personale tramite appalti. Ci si fida dell’impresa fornitrice, si firma il contratto, si fa entrare il personale, ma non si verifica mai se la gestione concreta rispetta davvero i limiti dell’autonomia organizzativa. Il verbale dell’ispettorato arriva quando il danno è già fatto.
E il danno non è solo economico: in alcuni casi scatta anche la responsabilità solidale per retribuzioni e contributi.
Talvolta il profilo diventa penale; penale da prendere seriamente in considerazione. non tanto per la violazione del decreto 276/2003, quanto per le teorie giuridiche sempre piò considerate da parte degli organi di vigilanza e della magistratura.
Invece di affrontarle per tempo, con un piano e con il supporto legale e consulenziale, ci si arriva con l’acqua alla gola. Si licenziano i dipendenti senza valutare la procedura. Si chiude un reparto senza una comunicazione strutturata. Si perdono le occasioni di ristrutturazione perché nessuno ha suggerito gli strumenti giuridici che esistono, ma che non vengono attivati se nessuno ne parla.
La verità è che la consulenza legale non serve solo per scrivere atti o difendersi in tribunale. Serve prima. Serve per dare forma corretta a ciò che si intende fare, per rendere sostenibile e coerente la struttura dell’impresa. Ma questo può avvenire solo se c’è ascolto, se c’è abitudine al confronto tra i professionisti, se non si delega tutto al “ci pensa il commercialista”.
È un organismo che vive di decisioni. E ogni decisione ha riflessi giuridici. Ignorarli significa esporsi al rischio. Non per forza oggi. Ma quando il problema emergerà sarà tardi per prevenirlo, e molto più difficile risolverlo.
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