Accertamenti Ispettivi

L’arrivo degli ispettori del lavoro è uno di quegli eventi che tutti pensano possano capitare solo agli altri.

Quando però arrivano in azienda l’impresa il primo impatto è di totale smarrimento.

Li per lì sei portato a pensare positivo e quindi ti prefiguri di non avere nulla da temere; hai tutto a posto perché paghi regolarmente i contributi, perché dopo anni di abitudini amministrative e contabili non hai mai avuto problemi ed ora non hai motivo di pensare che qualcosa possa essere rilevato.

Il primo pensiero sarà però rivolto a chi potrebbe aver mandato l’ispezione; un lavoratore, un sindacalista, un vicino di azienda, una persona invidiosa, qualcuno con il quale hai avuto uno screzio o semplicemente si tratta di un accertamento di routine.

Ecco, probabilmente alla tua prima domanda gli ispettori ti risponderanno che si tratta di normale routine anche quando si presentano in formazione con INPS, INAIL, Nucleo Carabinieri e Guardia di Finanza.

Noti, fin dal primo istante, che alcune persone entrano e si muovono tra le persone, ciascuno di loro estrae dalla valigetta una penna ed alcuni fogli cominciando a dialogare con i lavoratori per far sottoscrivere la dichiarazione sulla data di inizio del lavoro, sulle effettive mansioni, sull’orario osservato dal lunedì al venerdì e poi se lavorano anche il sabato e la domenica, seguono domande sulle prestazioni, sulla retribuzione, sulle buste paga, sui permessi, le ferie e su chi gli impartisce le direttive. Se ti avvicini ti viene chiesto di allontanarti per non incorrere nella sanzione di intralcio alle attività ispettive.

Contemporaneamente uno di loro ti individua come titolare, si presenta ed esibisce un tesserino dell’ispettorato del lavoro, dell’INPS o dell’INAIL oppure del nucleo carabinieri dell’Ispettorato del lavoro; a volte può capitare anche un controllo del lavoro da parte della Guardia di Finanza in coordinamento o senza coordinamento con i predetti servizi ispettivi.

Il primo impatto a volte è duro; altre volte tutto si svolge in apparente tono cordiale; ma le conseguenze non si valutano mai all’inizio.

Questo impatto ti stordisce (perché consideri l’azienda casa tua e quindi vorresti che ti venisse chiesto il permesso di entrare) anche se ti viene subito spiegato che nell’ambito delle attività di impresa con dipendenti gli ispettori del lavoro possono accedere dovunque (in qualunque ora del giorno e della notte) si svolgono prestazioni di lavoro subordinato.

E’ in questo contesto che capita anche di avviare quello che credi essere un dialogo in tono amichevole con il quale si parla del più o del meno relativamente all’attività; come vanno le cose, quanto lavoro hai, i dipendenti lavorano sempre o a volte rimangono a casa perché c’è poco lavoro … e simili. In questo modo fornisci informazioni sulle quali gli ispettori hanno già prima della visita ispettiva visionato la posizione aziendale.

Se hanno visto che ci sono periodi in cui sono stati versati contributi in misura inferiore alle 40 ore settimanali (può avvenire per esigenze del lavoratore o per esigenze aziendali o per concorde valutazione delle parti) basterà loro farti semplicemente sottoscrivere una dichiarazione con la quale affermi che a volte i lavoratori sono rimasti a casa perché c’era poco lavoro, per rendere indifendibile ogni successivo provvedimento con cui ti addebitano i contributi.

A loro serve una dichiarazione autoincriminate per procedere al recupero dei contributi e tu gliela hai fornita senza pensare alle conseguenze e senza rappresentare s sufficienza i fattori interpretativi a tuo favore.

Capita anche, se la tua azienda svolge attività nel settore commerciale, che ti venga fatto sottoscrivere che svolgi attività lavorativa in modo abituale e prevalente. Anche in questo caso la dichiarazione autoincriminante è servita e con esso il verbale di addebito di contributi.

Abitualità e prevalenza sono i requisiti lavorativi ai quali la legge fa espresso riferimento; una volta sottoscritta la dichiarazione ogni successiva causa che intendi intraprendere per dimostrare circostanze tali da escludere l’obbligo contributivo (con lo stato di diritto attuale) diventa pressoché inutile.

Può capitare anche che vanga fatta firmare una dichiarazione ai tuoi familiari che, pensando di essere nel giusto, hai assicurato come dipendenti. Anche in questo caso è altissima la probabilità che venga loro chiesto di sottoscrivere la dichiarazione secondo la quale non osservano un preciso orario di lavoro e si muovono nelle attività come “in famiglia” senza prendere ordini da nessuno.

Anche questo basterà agli ispettori per far annullare i rapporti di lavoro e tutti i contributi versati negli ultimi anni; quindi addebiteranno nuovi contributi IVS commercianti o artigiani con tanto di sanzioni civili per evasione contributiva fino al 60% degli imponibili fissi ed a percentuale.

Il verbale di primo accesso

Dopo questa iniziale presentazione ti chiedono chi è il consulente che tiene paghe e documenti quindi redigono inserendone i dati nel c.d. “verbale di primo accesso” nel quale, a volte, si afferma di averti avvisato che puoi farti assistere da un professionista abilitato.

Con il verbale di primo accesso vengono descritte le attività compiute, i lavoratori trovati sul posto e quindi ti viene chiesto di esibire una serie di documenti che vengono elencati.

A questo punto il verbale è quasi servito, mancano solo i riscontri e poi quello che ti sarà addebitato ha già affondato le sue prime radici. Seguiranno altri controlli amministrativi sugli adempimenti formali, sulla tempestività, sugli appalti, sui subappalti, sulle assunzioni obbligatorie e quanto altro le burocrazie dedicano al mondo del lavoro ed infine, sentiti eventuali altri lavoratori, verrà redatto il verbale unico di accertamento e notificazione.

L'importanza di un supporto

Accertamenti IspettiviDa questo esempio si comprende come sia necessario essere supportati fin dal primo impatto visivo e verbale con il personale ispettivo, da professionisti specializzati nelle procedure ispettive in grado di fornire indicazioni su cosa e come dichiarare senza incorrere in sanzioni e senza autoincriminarsi per carenza informativa.

Un conto è tenere le paghe, un altro è far assumere fin dal primo istante al consulente del lavoro o ad un avvocato, immediatamente la veste del difensore del contribuente.

L’attività difensiva deve essere attuata prima che vengano fatte sottoscrivere a datore di lavoro od altri soggetti titolari di posizione contributiva (es. soci lavoratori, lavoratori autonomi ecc…) dichiarazioni autoincriminanti quando le conseguenze saranno diventate non più difendibili in un italiano giudizio anche dimostrando che sono state violate le norme sui diritti del contribuente.

Non aspettare un accertamento, previeni le potenziali ragioni pregiudizievoli abbattendo al massimo il possibile contenzioso con i lavoratori e con le organizzazioni sindacali.

Non farti trovare impreparato, verifica le criticità della tua azienda e la tua capacità di conoscere preventivamente quali sono i tuoi diritti per non cadere nella trappola delle dichiarazioni autoincriminanti.

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