Home » Gli articoli del blog » Ridisegnate le regole su DURC e benefici contributivi -comma 1175 art.lo 1 Legge 296/2006

Ridisegnate le regole su DURC e benefici contributivi -comma 1175 art.lo 1 Legge 296/2006

Dopo aver premuto il bottone, aspetta qualche secondo per la generazione del vocale.

Regole sul DURC e benefici contributivi- Il comma 1175 dell'articolo 1 della legge 296/2006 viene modificato ed allo stesso ora si aggiunge anche il comma 1175 bis. Vediamo come la materia è stata ridisegnata.

La legge 56/2024 converte il Decreto Legge 19/2024 e ridefinisce alcune delle regole che riguardano la fruizione dei benefici contributivi quando viene meno la regolarità contributiva attestata con il DURC.

Della questione ci eravamo già occupati quando è stato pubblicato il decreto legge 19/2024.

La revoca dei benefici contributivi dopo la conversione in legge del D. L. 19/24

Ora che il testo è stato convertito in legge proviamo a fare qualche altra considerazione.

Legge 296/2006 articolo 1 comma

1175.

A decorrere dal 1º luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, “all'assenza di violazioni nelle predette materie, ivi comprese le violazioni in materia di tutela delle condizioni di lavoro nonché di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro individuate con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché” di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

La nuova formulazione rende evidente l'importanza del significato delle definizioni di  violazioni nelle materie del lavoro e legislazione sociale (per esempio la mancata concessione di un riposo settimanale, la mancata fruizione di ferie, una inesatta registrazione di ore di lavoro, una busta paga consegnata in ritardo, la sparizione di una ricevuta di consegna della busta paga, ecc...) e fino a che punto la gravità delle stesse potranno incidere sulla revoca dei benefici normativi.

Mentre per quanto riguarda le violazioni in materia di tutela delle condizioni di lavoro si fa rinvio ad una successiva individuazione Ministeriale la questione relativa alla legislazione del lavoro e sociale farà certamente discutere.

1175-bis. 

Resta fermo il diritto ai benefici di cui al comma 1175 in caso di successiva regolarizzazione degli obblighi contributivi ed assicurativi, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, nonché delle violazioni accertate di cui al medesimo comma 1175, entro i termini indicati dagli organi di vigilanza sulla base delle specifiche disposizioni di legge. In relazione alle violazioni amministrative che non possono essere oggetto di regolarizzazione, il recupero dei benefici erogati non può essere superiore al doppio dell'importo sanzionatorio oggetto di verbalizzazione”.

La questione che evidenzia questa nuova impostazione normativa è la sorte del diritto di difesa nel caso in cui (il riferimento va al comma 1175 bis) il contribuente intenda contestare la fondatezza della pretesa contributiva.

Esistevano già incertezze sulla possibilità che i benefici contributivi potessero essere revocati retroattivamente e forse la modifica del testo di legge poteva essere l'occasione per fare chiarezza.

Invece con la nuova normativa la stabilizzazione del diritto ai benefici contributivi ruota intorno al rispetto dei termini indicati dagli organi di vigilanza sulla base di specifiche disposizioni di legge.

Occorre anche considerare un altro intervento che pur apparendo di buon senso, rischia ancora una volta di penalizzare chi ha diritto di far valere le proprie ragioni.

Il riferimento va rivolto all'articolo 30 del D.L. 19/2024 nella parte in cui ridisegna l'assetto delle sanzioni civili di cui alla legge 388/2000.

La disciplina delle sanzioni civili rivista alla luce del D.L. 19/2024

a decorrere dal 1° settembre 2024, all’articolo 116, comma 8, della legge 23 dicembre
2000, n. 388, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) alla lettera a) , dopo le parole «maggiorato di 5,5 punti;» sono aggiunte le seguenti: «se il pagamento dei contributi o premi è effettuato entro centoventi giorni, in unica soluzione, spontaneamente prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori, la maggiorazione non trova applicazione;»;
b) la lettera b) è sostituita dalla seguente:
« b) in caso di evasione connessa a registrazioni, denunce o dichiarazioni obbligatorie omesse o non conformi al vero, poste in essere con l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi mediante l’occultamento di rapporti di lavoro in essere, retribuzioni erogate o redditi prodotti, ovvero di fatti o notizie rilevanti per la determinazione dell’obbligo contributivo, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30 per cento, fermo restando che la sanzione civile non può essere superiore al 60 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge. Se la denuncia della situazione debitoria è effettuata spontaneamente prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori e comunque entro dodici mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi o premi, i soggetti sono tenuti al pagamento di una sanzione civile pari, in ragione d’anno, al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti, se il versamento in unica soluzione dei contributi o premi sia effettuato entro trenta giorni dalla denuncia.
Il tasso ufficiale di riferimento è maggiorato di 7,5 punti, se il versamento in unica soluzione dei contributi o premi è effettuato entro novanta giorni dalla denuncia. La
sanzione civile non può, in ogni caso, essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi, non corrisposti entro la scadenza di legge. In caso di pagamento in forma rateale, l’applicazione della misura di cui al secondo e terzo periodo è subordinata al versamento della prima rata. Si applicano le disposizioni dell’articolo 2, comma 11, del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre
1989, n. 389. In caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo versamento di una delle successive rate accordate si applica la misura di cui al primo periodo della presente lettera;»;
c) dopo la lettera b) è aggiunta la seguente:
«b -bis ) in caso di situazione debitoria rilevata d’ufficio dagli enti impositori ovvero a seguito di verifiche ispettive, al versamento della sanzione civile di cui al primo periodo delle lettere a) e b) nella misura del 50 per cento, se il pagamento dei contributi e premi è effettuato, in unica soluzione, entro trenta giorni dalla notifica della contestazione. In caso di pagamento in forma rateale, l’applicazione della misura di cui al primo periodo è subordinata al versamento della prima rata. Si applicano le disposizioni dell’articolo 2, comma 11, del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389. In caso di mancato ovvero di insufficiente o tardivo versamento di una delle successive rate accordate, si applica la misura di cui al primo periodo delle lettere a) e b) .».

2. A decorrere dal 1° settembre 2024, all’articolo 116, comma 10, della legge n. 388 del 2000, le parole: «si applica una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge.» sono sostituite dalle seguenti: «sono dovuti gli interessi legali di cui all’articolo 1284 del codice civile.».

Le nostre considerazioni

Questo fa pensare che solo il datore di lavoro che decide di pagare tutta la contribuzione pretesa dall'ente entro i termini da questo assegnati conserva il diritto ai benefici di cui al comma 1175.

Il contribuente che, invece, ritenendo di avere sufficienti ragioni da spendere per poter dimostrare di avere osservato la legge, si rivolge al giudice, deve affrontare, oltre al merito, anche la revoca di tutte le agevolazioni che ha ottenuto.

La questione sarà certamente oggetto di critiche e discussioni giuridiche sotto il profilo costituzionale in quanto l'esercizio del diritto di difesa non deve subire penalizzazioni particolarmente pesanti come può essere la revoca dei benefici contributivi che gli istituti sono soliti applicare sia retroattivamente che, con effetto domino. Esiste e sopravvive il problema della proporzione della revoca dei benefici; proporzione che nella prassi non rispecchia il meritevole "principio di civiltà giuridica" che dovrebbe, attraverso l'applicazione della c.d. "norma calmieratrice" (art. 6, commi 9-13 del D.L. 338/1989), rendere proporzionate le conseguenze di un indiscriminato "far cassa" dell'ambito istituzionale di cui ci eravamo già occupati .

Seppure qualche tribunale o Corte di Appello del Sud ne ammetta via via l'applicabilità, questa norma stenta a diventare strumento vivente nel diritto tanto che qualche tribunale (es. il Giudice del Lavoro di Firenze Sentenza 870/2023) ha affermato che:

  • "di nessun rilievo ......  appare il disposto del comma 10 dell’art 6 del Dl 338/1989 , in quanto la norma invocata si limita a disciplinare gli effetti della perdita dello specifico beneficio costituito dalla fiscalizzazione degli oneri sociali delle imprese operanti nel Mezzogiorno e non contiene alcun elemento che consenta di ritenere di applicazione generale il principio ivi espresso".

La mancanza di coraggio o di risorse per appellare od andare in Cassazione da parte dei contribuenti fa il resto; quindi si consolida ad esclusivo favore dell'INPS (che non ha certo problemi di assistenza legale), una crescente mole di sentenze da stendere sulla scrivania dei giudici tutte a suo favore.

Il fenomeno merita di essere seguito con interesse anche per quanto riguarda le conseguenze particolarmente penalizzanti nei confronti di chiunque, alla luce delle nuove normative, dovesse decidere di opporsi a pretese economiche degli enti ingiuste anche in considerazione delle conseguenze tributarie che corrispondentemente ne derivano.

Cerchi assistenza? Contattaci subito!

 

 

Dopo aver premuto il bottone, aspetta qualche secondo per la generazione del vocale.
Cerchi assistenza?
Le tappe della consulenza:
  1. Incontro conoscitivo gratuito in cui ascolteremo le tue necessità e il tuo caso.
  2. Analisi e 2° incontro: riceverai una precisa consulenza legale sulla base di preventivo, a partire di €900.




    Il tuo messaggio

    Autorizzo trattamento dei dati per finalità di consultazione e corrispondenza come da informativa qui riportata.

    web design fromlu
    linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram