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Agevolazioni contributive: donne vittime di violenza

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Donne vittime di violenza - La nuova Legge di Bilancio (Legge 30 dicembre 2023 n.213) interviene sull'argomento e prevede specifiche agevolazioni contributive.

Non tutte le agevolazioni precedentemente disponibili sono state confermate, tuttavia ne sono state introdotte di nuove, sulla base delle necessità individuate da parte del legislatore.

Come sempre si tratta di una scelta determinata anche in base all'analisi della situazione sociale contemporanea: oggi purtroppo sentiamo parlare continuamente di terribili vicende legate a fenomeni di violenza sulle donne; per questo motivo il legislatore ha scelto di consentire ai datori di lavoro che assumono donne disoccupate vittime di violenza, di usufruire di un esonero contributivo.

Il testo della Legge

Si tratta dell'art.1, dal comma 191 al 193:

"191. Ai datori di lavoro privati che, nel triennio 2024-2026, assumono donne disoccupate vittime di violenza, beneficiarie della misura di cui all’articolo 105-bis del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, al fine di favorirne il percorso di uscita dalla violenza attraverso il loro inserimento nel mercato del lavoro, è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali, con esclusione dei premi e contributi all’INAIL, nella misura del 100 per cento, nel limite massimo di importo di 8.000 euro annui riparametrato e applicato su base mensile. In sede di prima applicazione, la previsione di cui al precedente periodo si applica anche a favore delle donne vittime di violenza che hanno usufruito della predetta misura nell’anno 2023. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche".

Notiamo subito che non si tratta di una misura c.d. strutturale: il comma 191 fa chiaramente riferimento al triennio dal 2024 al 2026.

La durata dell'esonero è prevista in maniera differente in caso di contratto a tempo determinato, contratto a tempo indeterminato e contratto a tempo determinato successivamente trasformato indeterminato:

"192. Qualora l’assunzione sia effettuata con contratto di lavoro a tempo determinato, anche in somministrazione, l’esonero di cui al comma 191 spetta per dodici mesi dalla data dell’assunzione. Se il contratto è trasformato a tempo indeterminato l’esonero si prolunga fino al diciottesimo mese dalla data dell’assunzione con il contratto di cui al primo periodo. Qualora l’assunzione sia effettuata con contratto di lavoro a tempo indeterminato, l’esonero spetta per un periodo di ventiquattro mesi dalla data dell’assunzione".

Il comma 193, infine, fissa i limiti in termini di disponibilità economica a disposizione per coprire l'esonero:

"193. I benefici di cui ai commi 191 e 192 sono riconosciuti nel limite di spesa di 1,5 milioni di euro per l’anno 2024, 4 milioni di euro per l’anno 2025, 3,8 milioni di euro per l’anno 2026, 2,5 milioni di euro per l’anno 2027 e 0,7 milioni di euro per l’anno 2028. L’INPS provvede al monitoraggio delle minori entrate contributive derivanti dai commi 191 e 192 e qualora, anche in via prospettica, emerga il raggiungimento del limite di spesa indicato al primo periodo il medesimo Istituto non prende in considerazione ulteriori domande per l’accesso ai benefici contributivi di cui ai predetti commi."

I fondi disponibili pertanto sono limitati in maniera vincolante, infatti come abbiamo appena letto "qualora, anche in via prospettica, emerga il raggiungimento del limite di spesa, [l'INPS] non prende in considerazione ulteriori domande".

Donne vittime di violenza: possibili criticità operativa dell'esonero

Per quanto sia certamente apprezzabile la volontà di aiutare direttamente o indirettamente le vittime di episodi di violenza, possono emergere alcuni dubbi circa l'operatività effettiva e lo svolgimento concreto della fruizione dell'esonero; il sostegno economico infatti è destinato non tanto alle donne, quanto piuttosto ai loro potenziali datori di lavoro.

Un passaggio necessario e fondamentale sarà la procedura per il riconoscimento dello status di donna vittima di violenza e la tempistica che tale procedura richiede.

Questa scelta, strutturata sulla base di un'ottica già impostata con molte altre agevolazioni (ad esempio per i c.d. lavoratori svantaggiati), sarebbe funzionale ad esortare i potenziali datori di lavoro ad assumere maggiormente questa categoria, in modo da collocarla più rapidamente nel mondo del lavoro. Si tratta quindi di uno schema che prevede un sostegno indiretto: lo Stato mette a disposizione fondi per coprire i contributi spingendo i datori di lavoro ad assumere i soggetti facenti parte della categoria che si vuole sostenere.

Se questo è lo schema operativo, si parte dal presupposto che il potenziale datore di lavoro è a conoscenza del fatto che la persona è stata vittima di un episodio di violenza e sceglie di assumerla (anche) per ottenere l'esonero contributivo; infatti, se non lo sapesse, non potrebbe certamente disporre dell'esonero e non potrebbe nemmeno essere stato esortato ad assumere la persona in base al meccanismo sopra descritto.

Occorre anche considerare che per poter fruire delle agevolazioni contributive si deve essere costantemente in regola con il DURC.

Il quadro nel complesso pone enormi dubbi in merito alla privacy della persona vittima di violenza.

Certamente la tutela della privacy del soggetto potrebbe essere curata anche grazie alla mediazione dei centri per l'impiego, ma non possiamo immaginare che il datore di lavoro riceverà in modo automatico le agevolazioni senza nemmeno sapere il perché.

Sarebbe ancora più assurdo (e certamente rappresenterebbe una condotta antisindacale) il comportamento di un ipotetico datore di lavoro, che svolendo i colloqui per la selezione del personale, chiedesse alle candidate se per caso sono state vittime di violenza.

Altra tematica non del tutto irrilevante è il reverbero che il c.d. contesto "violento" è capace di riversare sul luogo di lavoro e quindi sulla struttura datoriale.

Si ritiene che la sola visione dello sgravio contributivo risponda ad una logica retributiva non coerente con le necessità di tutti gli attori del sistema lavoro. Imprese, famiglie e soprattutto persone che, oltre ad un posto di lavoro ed uno stipendio, necessitano di protezione a 360 gradi.

Ogni altra considerazione sulla parità uomo - donna (sul fatto che le vittime di fatti violenti possono essere anche persone che non solo per il sesso devono essere escluse da una protezione sociale di tale livello morale) viene al momento tralasciata per non suscitare motivi di polemica.

In ogni caso, al di là di tutte queste considerazioni, l'evoluzione dei fenomeni occupazionali ci fornirà materiale per riflettere sulla funzionalità, efficacia e sufficiente efficienza dello strumento.

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