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Il mancato invio del flusso Uniemens non pregiudica il diritto alla CIG

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Il Tribunale di Torino ha respinto la tesi dell’Inps secondo cui la decadenza dal diritto al conguaglio e al rimborso delle somme anticipate è impedita esclusivamente dal tempestivo invio del flusso Uniemens.

Lo ha fatto con la sentenza 520 del 27 febbraio 2024 (che riportiamo a conclusione del presente articolo) il cui ragionamento fa leva su un precedente della Corte di Appello.

L'oggetto della sentenza 520/2024 del Tribunale del Lavoro di Torino

Ha precisato il Tribunale che il comma 3 dell'art. 7 del D.Lgs 148/2015 prevedendo che "il conguaglio e la richiesta di rimborso delle integrazioni corrisposte ai lavoratori devono essere effettuati, a pena di decadenza, entro sei mesi …", fa riferimento, ai fini dell'operatività della decadenza semestrale, al conguaglio tout court, senza prescrivere alcunché in ordine alle modalità con le quali il medesimo debba essere effettuati nei termini di decadenza.

Rappresenta anche che l'ente previdenziale convenuto, d'altra parte, non ha indicato l'esistenza di una previsione normativa specifica da cui si possa evincere che è necessario l'invio dei modelli Uniemens per potersi dire effettuato il conguaglio ex art. 7 comma 3 del d.lgs. 148/2015.

Flusso Uniemens: cosa ha deciso il Tribunale di Torino?

Quindi tenuto conto che le disposizioni normative che prevedono decadenze debbono essere interpretate restrittivamente, ritiene il Tribunale di Torino che il conguaglio operato dalla società ricorrente attraverso i modelli F24, pacificamente presentati in epoca anteriore al 31/12/2021, abbia impedito nel caso di specie il verificarsi della decadenza; non configurandosi dunque l'indebita compensazione, deve essere dichiarata insussistente la pretesa contributiva e sanzionatoria fatta valere dall'Inps con l'avviso di addebito.

Le nostre considerazioni

Con questa iniziativa di emissione di avvisi di addebiti basati su cig messe in discussione con riferimento ai flussi Uniemens (che ha generato ingenti introiti alle casse dell'INPS per le accettazioni passive degli addebiti)  l'INPS rivela, per l'ennesima volta, la sua capacità di creare insidie interpretative che possono minare irrimediabilmente il rapporto di fiducia tra il professionista delle paghe ed il cliente. Il flusso Uniemens è quasi sempre addebitato al professionista.

E' legittimo considerare che il datore di lavoro, facendo affidamento sulla elevata autorevolezza della funzione pubblica dell'istituto, può attribuire inesistenti responsabilità al soggetto delegato alla trasmissione dei flussi delle paghe senza che lo stesso, in mancanza di idonea opposizione giudiziale, possa avere la possibilità di difendersi.

In sintesi quindi il rischio è che l'INPS, incassando ingenti somme su basi giuridiche che sono oggetto di discussione, finisca in ogni caso per consumare i rapporti di fiducia instaurati tra cliente e professionista anche quanto questi ultimi hanno ragione.

E proprio sulla difesa delle ragioni del contribuente che si gioca tutta la partita del costo e del beneficio. Una partita che ciascun operatore economico valuta senza riflettere sulla deriva che un tale sistema, piano piano, genera a livello di diffuse convinzioni.

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Il testo della sentenza

TRIB_TO_SENT_520_27-02-2024
Cassa Integrazione Guadagni (CIG)
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