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Conciliazione Monocratica: come funziona?

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La conciliazione monocratica è una procedura che, nonostante siano passati già molti anni dalla pubblicazione della normativa che la prevede, per molti operatori, anche del settore, ha una dinamica amministrativa molto utile sotto il profilo sanzionatorio e contributivo. La sua valenza conciliativa, ancora forse troppo poco nota, ha delle potenzialità tutt'altro che trascurabili.

Di solito si viene a contatto con questa procedura a seguito della convocazione, da parte dell’Ispettorato del Lavoro territoriale, delle parti in causa:

-lavoratore;

-datore di lavoro.

Per il lavoratore la conciliazione monocratica costituisce un’occasione di confronto davanti a un funzionario del servizio ispettivo che ben conosce la materia ed al quale sono state esposte e saranno meglio approfondite le pretese che il lavoratore vanta nei confronti del datore di lavoro.

Il datore di lavoro, invece, avrà l’occasione di prendere cognizione dell’entità e della fondatezza delle pretese del lavoratore in modo tale da valutare, senza esporsi formalizzando un precisa linea difensiva (che gli sarà utile in caso di successive problematiche di carattere retributivo, sanzionatorio e contributivo).

Alcuni datori di lavoro, dopo aver sentito le parole del funzionario che illustra loro la procedura all’esito della quale se non si trova un accordo quasi certamente scatterà l’accertamento ispettivo, hanno definito questa procedura una quasi estorsione. In realtà, sotto altro profilo, si tratta di una procedura che è possibile definire, in caso di accordo, un quasi condono riguardo alle sanzioni amministrative che spesso possono essere molto pesanti.

Come sempre i punti di vista divergono e la questione assume aspetti che meritano i dovuti approfondimenti.

Conciliazione monocratica: come e quando è necessario farsi assistere?

La convocazione che fissa l'Ispettorato territoriale del Lavoro (ITL), in situazioni normali, non richiede la presenza di un legale e neppure è necessaria la presenza di un rappresentante sindacale.

E’ sempre e comunque necessario farsi assistere nel caso di accordo in quanto in tal caso, se vi è passaggio di denaro andranno versati i contributi con ogni incombente previdenziale che solo chi si occupa di consulenza del lavoro è generalmente in grado di fornire.

Si deve considerare che in caso di mancata comparizione anche di una sola parte o di mancato accordo scatta l'accertamento ispettivo nei confronti del datore di lavoro.

In occasione della prima convocazione, a volte anche per l’esigenza di contenere i costi delle spese legali al livello più basso possibile (senza rinunciare alle relative tutele), si suggerisce di contattare preventivamente un legale per poi procedere come segue.

E’ necessario presentarsi personalmente?

E' importante presentarsi personalmente presso l’Ispettorato del Lavoro, all’ora e davanti al funzionario indicati nella convocazione per verificare che la controparte sia o meno presente.

Se la controparte non si è presentata è sempre opportuno far verificare al funzionario se la convocazione sia o meno pervenuta all'altro destinatario.

Se la convocazione non è pervenuta alla controparte è sempre opportuna l’accortezza, dopo avere verificato l'aggiornamento e l'esattezza dell'indirizzo del destinatario, di chiedere all'Ispettore una nuova convocazione.

Se la convocazione è pervenuta e non si presenta nessuno verrà stilato un verbale di mancato accordo per assenza di una od entrambe le parti.

Se invece in occasione della convocazione è presente la controparte l'interessato dovrebbe avere l’accortezza di sentire quale professionista può contattare il suo avvocato,  i relativi contatti telefonici ed email utili ad instaurare una trattativa per elaborare congiuntamente i conteggi.

In questa occasione, si potranno scambiare con la controparte i dati dello studio (sito, cellulare, email, ecc…) con cui iniziare la trattazione di verifica concordata della posizione retributiva ed assicurativa da sottoporre, a conclusione delle attività, all'Ispettore del Lavoro.

Ovviamente in occasione di primo incontro presso l'Ispettorato del Lavoro si dovrà sempre verificare che vi sia una quantomeno minima volontà di procedere al tentativo di conciliazione monocratica; quindi, esternando all’Ispettore incaricato tale posizione comune cercare di ottenere un breve rinvio.

E’ opportuno o no chiedere un rinvio?

Il breve rinvio si rende sempre necessario in una misura che normalmente suggerisco non inferiore ad un mese (se il rapporto di lavoro oggetto di trattazione riguarda periodi inferiori a due anni) o non inferiore a due mesi  (se il rapporto è superiore a due anni).

In quest’ultimo caso, infatti, l’eventuale accordo richiede certamente una elaborazione di dati più complessa il cui supporto di un consulente del lavoro e di un commercialista è fondamentale.

Ovviamente in occasione della convocazione potrebbe essere già necessario, se non presenti, contattare telefonicamente i professionisti che assistono entrambe le parti  in modo da favorire fin da subito l'instaurarsi di una valida trattazione.

Chi ha convenienza alla stipula di un'accordo?

All'esito della trattativa si potrà valutare la convenienza o meno dell'accordo.

Se l'accordo si concretizza, al lavoratore saranno dovute le somme ed i contributi stabiliti con il medesimo.

Il d’attore di lavoro, con l’accordo, eviterà, come già detto, le pesantissime sanzioni che potrebbero colpirlo nel caso in cui le doglianze del lavoratore fossero fondate.

In tal caso il consiglio è sempre quello di valutare bene i pro e i contro in quanto un accertamento ispettivo non è detto che si concentrerà solo sulla richiesta di intervento di quel lavoratore, ma potrebbe estendersi anche ad altre posizioni e gli esiti non li può prevedere nessuno.

Sotto il profilo patrimoniale potrebbero anche essere emessi provvedimenti di diffida accertativa nel caso in cui, a prescindere dalla fondatezza o meno della richiesta di intervento, siano accertati mancati pagamenti di retribuzioni spettanti per l'applicazione della contrattazione collettiva o delle disposizioni di legge.

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