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Appalti -D.L. 19/2024- Minimo sindacale da rispettare e nuove sanzioni penali per gli appalti illeciti

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Appalti e contratti - Il D.L. 19/2024 introduce un minimo sindacale da rispettare e nuove sanzioni penali per gli appalti illeciti -

Questo il nuovo testo dell’articolo 29 del D.L.vo 276/2003

  1. Ai fini della applicazione delle norme contenute nel presente titolo, il contratto di appalto, stipulato e regolamentato ai sensi dell’art.lo 1655 del c.c., si distingue dalla somministrazione di lavoro per la organizzazione dei mezzi necessari da parte dell'appaltatore, che può anche risultare, in relazione alle esigenze dell'opera o del servizio dedotti in contratto, dall'esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell'appalto, nonché per la assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d'impresa.

«1 -bis . Al personale impiegato nell’appalto di opere o servizi e nell’eventuale subappalto è corrisposto un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale e territoriale maggiormente applicato nel settore e per la zona il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto.»;

  1. In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro e' obbligato in solido con l'appaltatore, nonche' con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell'appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonche' i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell'inadempimento. Il committente che ha eseguito il pagamento e' tenuto, ove previsto, ad assolvere gli obblighi del sostituto d'imposta ai sensi delle disposizioni del DPR 29 settembre 1973, n. 600 e puo' esercitare l'azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali. «Il presente comma si applica anche nelle ipotesi dell’utilizzatore che ricorra alla somministrazione di prestatori di lavoro nei casi di cui all’articolo 18, comma 2, nonché ai casi di appalto e di distacco di cui all’articolo 18, comma 5 -bis .»
  2. L'acquisizione del personale gia' impiegato nell'appalto a seguito di subentro di nuovo appaltatore dotato di propria struttura organizzativa e operativa, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d'appalto, ove siano presenti elementi di discontinuita' che determinano una specifica identita' di impresa, non costituisce trasferimento d'azienda o di parte d'azienda.

3-bis. Quando il contratto di appalto sia stipulato in violazione di quanto disposto dal comma 1, il lavoratore interessato può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell’art.lo 414 cpc, notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo. In tale ipotesi si applica il disposto dell' articolo 27 , comma 2.

3-ter. Fermo restando quando previsto dagli articoli 18 e 19 , le disposizioni di cui al comma 2 non trovano applicazione qualora il committente sia una persona fisica che non esercita attività di impresa o professionale.

 L’apparato sanzionatorio si rinviene, con l’introduzione di fattispecie penali, nell’articolo 18 del D.L.vo 276/2003

  1. «L’esercizio non autorizzato delle attività di cui all’arti[1]colo 4, comma 1, lettere a) e b) , è punito con la pena dell’arresto fino a un mese o dell’ammenda di euro 60 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro.» Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo.         L'esercizio non autorizzato delle attività di cui all' articolo 4 , comma 1, lettera c), è punito con la pena dell'arresto fino a sei mesi e dell'ammenda da euro 1500 a euro 7500.  «Se non vi è scopo di lucro, la pena è dell’arresto fino a due mesi o dell’ammenda da euro 600 a euro 3.000.».       Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo.      «L’esercizio non autorizzato delle attività di cui all’arti[1]colo 4, comma 1, lettere d) ed e) , è punito con la pena dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda da euro 900 ad euro 4.500».  «Se non vi è scopo di lucro, la pena è dell’arresto fino a quarantacinque giorni o dell’ammenda da euro 300 a euro 1.500.».  Nel caso di condanna, è disposta, in ogni caso, la confisca del mezzo di trasporto eventualmente adoperato per l'esercizio delle attività di cui al presente comma.
  2. «Nei confronti dell’utilizzatore che ricorra alla somministrazione di prestatori di lavoro da parte di soggetti diversi da quelli di cui all’articolo 4, comma 1, lettera a) , ovvero da parte di soggetti diversi da quelli di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b) , o comunque al di fuori dei limiti ivi previsti, si applica la pena dell’arresto fino a un mese o dell’ammenda di euro 60 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione.» Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo.
  3. La violazione degli obblighi e dei divieti di cui all' articolo 20 , commi 3, 4 e 5, e articolo 21 , commi 1 e 2, nonché, per il solo somministratore, la violazione del disposto di cui al comma 3 del medesimo articolo 21 , è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250 a euro 1.250.

3-bis. La violazione delle disposizioni di cui all'articolo 23, comma 1, e, per il solo utilizzatore, di cui all'articolo 23, comma 4, secondo periodo, e comma 7-bis, nonche' di cui all'articolo 24, comma 4, lettere a) e b), e' punita con la sanzione amministrativa pecuniaria prevista dal comma 3.

  1. Fatte salve le ipotesi di cui all'articolo 11, comma 2, chi esiga o comunque percepisca compensi da parte del lavoratore per avviarlo a prestazioni di lavoro oggetto di somministrazione è punito con la pena alternativa dell'arresto non superiore ad un anno o dell'ammenda da Euro 2.500 a Euro 6.000. In aggiunta alla sanzione penale è disposta la cancellazione dall'albo.

4-bis. Fatte salve le ipotesi di cui all'articolo 11, comma 2, e' punito con la sanzione penale prevista dal comma 4, primo periodo, chi esige o comunque percepisce compensi da parte del lavoratore in cambio di un'assunzione presso un utilizzatore ovvero per l'ipotesi di stipulazione di un contratto di lavoro o avvio di un rapporto di lavoro con l'utilizzatore dopo una missione presso quest'ultimo.

4-ter. Nelle ipotesi di cui al comma 4-bis in aggiunta alla sanzione penale e' disposta la cancellazione dall'albo.

  1. In caso di violazione dell'articolo 10 trovano applicazione le disposizioni di cui all’at.lo 38 della legge 20 maggio 1970 n. 300, nonché nei casi più gravi, l'autorità competente procede alla sospensione della autorizzazione di cui all'articolo 4. In ipotesi di recidiva viene revocata l'autorizzazione.

5-bis. «Nei casi di appalto privo dei requisiti di cui all’articolo 29, comma 1, e di distacco privo dei requisiti di cui all’articolo 30, comma 1, l’utilizzatore e il somministratore sono puniti con la pena dell’arresto fino a un mese o dell’ammenda di euro 60 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione.» Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo.

«5 -ter . Quando la somministrazione di lavoro è posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore, il somministratore e l’utilizzatore sono puniti con la pena dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda di euro 100 per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione.»;

«5 -quater . Gli importi delle sanzioni previste dal presente articolo sono aumentati del venti per cento ove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni penali per i medesimi illeciti.»

«5 -quinquies . L’importo delle sanzioni previste dal presente articolo non può, in ogni caso, essere inferiore a euro 5.000 né superiore a euro 50.000».

«5 -sexies . Il venti per cento dell’importo delle somme versate in sede amministrativa, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124 e dell’articolo 21, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, per l’estinzione degli illeciti di cui al presente articolo, sono destinate alle finalità di cui all’articolo 1, comma 445, lettera e), secondo periodo, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, secondo le modalità ivi previste, fermi restando i limiti di cui alla lettera g) del medesimo comma 445.»

  1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali dispone, con proprio decreto, criteri interpretativi certi per la definizione delle varie forme di contenzioso in atto riferite al pregresso regime in materia di intermediazione e interposizione nei rapporti di lavoro.

Le nostre considerazioni

Di fondamentale rilievo è l’introduzione del comma 1 bis dell’articolo 29 del D.L.vo 276/2003  che mira a creare un livello dignitoso dei trattamenti economici.

Tuttavia ci sarà certamente da discutere su quale sarà il trattamento economico “complessivo” del CCNL e territoriale maggiormente applicato nel settore e nella zona.

Anzi, con l’introduzione del CCNL maggiormente applicato (che certamente costituisce una novità concettuale sulla quale si dovranno confrontare parti sociali), istituti previdenziali e professionisti responsabili delle scelte imprenditoriali avranno, in futuro, di che preoccuparsi. I tribunali daranno sfogo ai confronti in una costante e continua ricerca del più coerente trattamento economico e previdenziale. Ogni incertezza darà luogo a discussioni al punto che una così nobile e valida previsione rischia di accendere immensi contenziosi ed assoluta incertezza tra lavoratori, imprese ed enti.

L’incertezza dei sistemi, se correlata all’introduzione di nuove norme restrittive delle agevolazioni e del DURC, diventa un’arma molto pericolosa in mano alle burocrazie contro le quali le imprese hanno ben pochi strumenti.

Anche sotto il profilo penale qualcosa non torna.

La penalizzazione delle sanzioni non sempre significa un inasprimento rispetto alle sanzioni amministrative. Infatti non solo i diritti di difesa sul piano penale concedono all’imputato maggiori garanzie processuali, ma occorre anche considerare che gli strumenti deflattori come il patteggiamento ecc… possono rendere poco efficace l’azione di vigilanza.

Se poi si considera l’efficacia che assume il comma 5 bis inserito nell’art.lo 18 del D. L.vo 276/2003 in senso di soglia massima di punizione non si può non concludere nel senso di considerare la punizione una sorta di filtro.

Occorre considerare che nel sistema degli appalti illeciti si sono, nel tempo, strutturate imponenti società le quali hanno migliaia di addetti sparsi nel territorio nazionale. Questi soggetti, il cui giro di affari è enorme, non avranno alcun problema ad accettare il rischio di sanzioni irrisorie per la loro dimensione. Diversamente il peso delle sanzioni su soggetti di piccole o medie dimensioni risulterà, in proporzione, particolarmente pesante.

La riforma introdotta con il D.L. 19/2024 costituisce una apparente presa di posizione contro il proliferare di un sistema di appalti di cui ci eravamo già occupati in passato parlando di cooperative e sistematici affidamenti delle opere ad aziende che di azienda avevano solo la manodopera. Un sistema che, facendo in modo che una dopo l’altra, le affidatarie dei lavori, finissero in rovina per insufficienza di corrispettivo rispetto ai diritti economici dei lavoratori. Il riflesso contributivo di tale sistema ha dei risvolti anche sul piano contributivo in quanto una volta emersa l’effettiva attività delle maestranze, il peso della contribuzione non correttamente versata si riversa quasi esclusivamente sulla cosa pubblica per effetto del principio di automaticità delle prestazioni.

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