Home » Gli articoli del blog » Anche ai detenuti spetta l'indennità di disoccupazione

Anche ai detenuti spetta l'indennità di disoccupazione

Dopo aver premuto il bottone, aspetta qualche secondo per la generazione del vocale.

Il 2024 inizia con un'interessante sentenza. Anche ai detenuti spetta l'indennità di disoccupazione quando perdono il lavoro.

Non sempre il diritto alla disoccupazione (NASPI) risulta chiaro per tutti; alcuni aspetti delicati possono fare la differenza, sia in merito alla durata, sia in merito alla quantificazione e spesso al diritto stesso di poterla richiedere.

La prova risiede nelle domande che riceviamo frequentemente in proposito: "la disoccupazione a chi spetta? la disoccupazione come funziona? La disoccupazione quanto dura? La disoccupazione quando spetta? La disoccupazione quando arriva?"

Sono dubbi in merito agli elementi fondamentali di questo istituto: ma la sentenza n. 396 del 5 gennaio 2024 della Corte di Cassazione ha avuto ad oggetto un tema molto più mirato e particolare: la disoccupazione per i lavoratori detenuti.

L'evoluzione della concezione del lavoro nel diritto penitenziario

Nel corso degli anni il modo di concepire il lavoro svolto all'interno degli istituti penitenziari è cambiato notevolmente e il diritto penitenziario si è gradualmente evoluto di conseguenza.

Lo ricorda la Corte proprio in alcuni passaggi della Sentenza:

"Con riferimento a tale lavoro penitenziario, la vecchia disciplina –propria del r.d. 18.6.31 n. 787- lo configurava come parte integrante della pena e come strumento di ordine e disciplina; la ricostruzione dogmatica classica del rapporto di lavoro penitenziario ne ravvisava una prestazione di diritto pubblico, non riconducibile allo schema del normale rapporto di lavoro".

"La riforma del 1975 (art. 20, 2° co., l. 354/75, c.d. ordinamento penitenziario, d’ora in avanti O.P.) ha superato tale impostazione e, nell’evidenziare le finalità rieducative del lavoro, ha nel contempo riconosciuto una serie di situazioni soggettive tutelabili in favore del lavoratore detenuto: così, da un lato, il lavoro ha perso il carattere di afflittività per divenire uno strumento cardine del trattamento globale diretto a rieducare il recluso e a reinserirlo nella collettività; dall’altro lato, al lavoratore detenuto sono stati riconosciuti vari diritti soggettivi che si affiancano all’obbligo del lavoro".

L'evoluzione del diritto penitenziario correlata alla nuova concezione del lavoro svolto in carcere, ha gradualmente comportato un incremento dei diritti del c.d. lavoratore intramurario, fino a creare un forte parallelismo rispetto ai diritti tipici del lavoro subordinato ordinario; la Corte lo ha ricordato esprimendosi circa le ferie e l'orario massimo lavorativo, così come segue:

"Quanto agli altri aspetti del lavoro intramurario alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, occorre richiamare l’art. 20, co. 17, O.P., che stabilisce che “la durata delle prestazioni lavorative non può superare i limiti stabiliti dalle leggi vigenti in materia di lavoro e, alla stregua di tali leggi, sono garantiti il riposo festivo e la tutela assicurativa e previdenziale”.

"Il silenzio normativo relativamente alle ferie del lavoratore detenuto è stato presto colmato da una pronuncia della Corte Costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 20, co. 16, O.P., nella parte in cui non riconosceva al lavoratore detenuto il diritto alle ferie e alla relativa indennità sostitutiva (Corte Cost. 22.5.01, n. 158)".

Nella sentenza richiamata infatti, la Corte Costituzionale aveva già sottolineato l'importanza dei diritti del lavoratore detenuto:

il lavoro del detenuto, specie quello intramurario, presenta le peculiarità derivanti dalla inevitabile connessione tra profili del rapporto di lavoro e profili organizzativi, disciplinari e di sicurezza, propri dell'ambiente carcerario; per cui è ben possibile che la regolamentazione di tale rapporto conosca delle varianti o delle deroghe rispetto a quella del rapporto di lavoro in generale. Tuttavia, né tale specificità, né la circostanza che il datore di lavoro possa coincidere con il soggetto che sovrintende alla esecuzione della pena, valgono ad affievolire il contenuto minimo di
tutela che, secondo la Costituzione, deve assistere ogni rapporto di lavoro subordinato".

L'analisi della Corte di Cassazione prosegue sulla base di queste premesse: ricorda che il lavoratore intramurario ha diritto alla retribuzione (se pur con specifiche peculiarità, dopo la riforma del 2018 si chiama proprio Retribuzione e non più "Mercede") e ha diritto all'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Tutto questo percorso si riconduce ad una conclusione esplicitata in modo molto chiaro: "[il fatto che] nel corso degli anni, il lavoro intramurario abbia sempre più perduto i tratti di specialità che all’inizio lo caratterizzavano, ed abbia visto il riconoscimento in favore del lavoratore detenuto dei diritti spettanti a tutti i lavoratori in genere e delle azioni a tutela innanzi al medesimo giudice del lavoro".

Ma la Corte si spinge ancora oltre, affermando che "il lavoro carcerario è tanto più rieducativo quanto più è uguale a quello dei liberi".

L'involontarietà della perdita dell'occupazione

Un altro aspetto fondamentale, richiamato dalla Corte di Cassazione e ritenuto pienamente integrato anche in questo caso, è legato alla mancanza di volontà in capo al lavoratore di perdere l'occupazione.

Il d.lgs. n. 22 del 2015 infatti vincola notoriamente il diritto alla disoccupazione ad una perdita involontaria del lavoro: il lavoratore che si dimette normalmente non ha diritto alla disoccupazione, se non in casi particolari, come le dimissioni per giusta causa, perchè  "riconosce evidentemente l’involontarietà della perdita dell’occupazione anche nel caso in cui, pur essendosi in presenza di una manifestazione di volontà del lavoratore di risolvere il rapporto, la risoluzione è in concreto da ascrivere al comportamento del datore e non va ascritto ad una libera scelta del lavoratore".

Secondo la Corte di Cassazione, anche in questo caso persiste la mancanza di volontà di cessare il rapporto di lavoro:

"anche nella cessazione del lavoro intramurario per fine pena, lo stato di disoccupazione è involontario, essendo la cessazione del rapporto comunque estranea alla sfera di disponibilità del lavoratore; del resto, né la scarcerazione dipende dalla volontà del detenuto né il detenuto può rifiutarla, al fine di mantenere il rapporto di lavoro".

Le conclusioni della Corte di Cassazione

Sulla base di tutti gli elementi sopra descritti, con l'intento di chiarire definitivamente l'uguaglianza dei diritti dei lavoratori nelle carceri, rispetto ai soggetti liberi, la Corte di Cassazione ha confermato anche il pieno diritto alla disoccupazione NASPI.

"Può in conclusione rilevarsi che, ai fini che interessano la presente controversia, il lavoro intramurario svolto dall’intimato è del tutto equiparabile al lavoro ordinario anche ai fini previdenziali e che le peculiarità del rapporto non rilevano in alcun modo ai fini della soluzione del problema relativo alla spettanza o meno della tutela previdenziale, per la quale occorre guardare alla natura e funzione della tutela medesima".

"Può dunque affermarsi che la cessazione per fine pena del rapporto di lavoro intramurario svolto alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria dà luogo ad uno stato di disoccupazione involontaria rilevante ai fini della tutela previdenziale della NASPI".

 

Sentenza_396_2024
detenuto
Dopo aver premuto il bottone, aspetta qualche secondo per la generazione del vocale.
Cerchi assistenza?
Le tappe della consulenza:
  1. Incontro conoscitivo gratuito in cui ascolteremo le tue necessità e il tuo caso.
  2. Analisi e 2° incontro: riceverai una precisa consulenza legale sulla base di preventivo, a partire di €900.




    Il tuo messaggio

    Autorizzo trattamento dei dati per finalità di consultazione e corrispondenza come da informativa qui riportata.

    web design fromlu
    linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram