Revoca del licenziamento: modalità e conseguenze


Gli addetti ai lavori definiscono il licenziamento come un atto unilaterale recettizio, ovvero, come stabilisce l’art. 1334 c.c. , produce si suoi effetti quando è portato a conoscenza della persona a cui è destinato.

Questo significa che – come stabilisce l’art. 1328 c.c. – l’imprenditore può sempre revocarlo “purché la revoca giunga a conoscenza del proponente prima dell’accettazione”.

Caso diverso invece, se il datore di lavoro comunica la revoca del licenziamento dopo che il lavoratore ne è venuto a conoscenza, ovvero se ha già ricevuto la lettera di licenziamento (in conseguenza di una adeguata lettera impugnazione licenziamento o impugnazione licenziamento per giusta causa)

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Perché decidere di procedere alla revoca del licenziamento?

La decisione di licenziare un dipendente, sebbene sia un atto lecito nella sostanza, comporta sempre per il datore di lavoro un notevole rischio: non solo lo espone a significative conseguenze economiche, ma il rischio di andare in causa (e di perdere, e in alcuni di casi di dover reintegrare il lavoratore) è infatti molto elevato.

Questo, anche perché la disciplina che lo regola è – come molte altre questioni tipicamente italiane, non solo giuslavoristiche – costellata da un guazzabuglio di regole, norme, eccezioni e procedure di legge e contrattuali che ne rendono estremamente complicata la gestione e pericoloso il percorso.

Per superare queste difficoltà, il legislatore, con la L. 28 giugno 2012, n. 92 (la cosiddetta Riforma Fornero) ha quindi previsto la possibilità della revoca del licenziamento, istituto che si configura come un vero e proprio paracadute a cui l’imprenditore può aggrapparsi nel momento in cui abbia avuto un ripensamento.

Queste disposizioni sono poi state riprese successivamente con il D. Lgs. 23/2015, relativamente al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Revoca del licenziamento e nuova assunzione

La legge stabilisce che il datore può procedere a revocare il licenziamento entro 15 giorni da quando ha ricevuto la relativa impugnazione da parte del lavoratore. Ovviamente è nella sua facoltà di revocare anche prima dell’opposizione da parte del dipendente, tuttavia, non essendoci impugnazione, tale revoca non ripristina il rapporto contrattuale precedente perché manca appunto il consenso del lavoratore.

L’imprenditore può comunicare la decisione di revoca sia per mezzo di una comunicazione scritta formale, sia verbalmente, sia per fatti concludenti.
Ma anche l’accettazione della revoca, è a sua volta un atto ricettizio, deve quindi essere recepita da parte del lavoratore che quindi non deve solamente esserne messo a conoscenza, ma deve anche accettare la volontà del datore di lavoro di proseguire nel rapporto di collaborazione.

Quali sono gli effetti della revoca tempestiva?

Se la revoca del licenziamento avviene in maniera tempestiva, il rapporto di lavoro viene ripristinato senza interruzione della continuità e con efficacia dalla data del recesso ovvero, come sono soliti esprimersi i giuristi, ex tunc.

È tassativamente esclusa l’applicazione dei regimi sanzionatori previsti per il recesso illegittimo; tuttavia, l’imprenditore ha l’obbligo di corrispondere al lavoratore la retribuzione maturata nel periodo precedente alla ricostituzione del rapporto e versare la relativa contribuzione.

In pratica, vi è la ricostituzione del rapporto di lavoro: il lavoratore non ha quindi modo opporsi ed è obbligato a riprendere immediatamente servizio.

Se si rifiuta o ha un ritardo non giustificato, questa sua azione viene interpretata come un inadempimento contrattuale e quindi soggetta a sanzioni disciplinari.

Nel caso in cui però la revoca del licenziamento, pur effettuata nel termine dei 15 giorni previsti dalla legge, implichi nuove condizioni contrattuali (ad esempio, ricollocamento in una sede di lavoro diversa), siamo davanti ad una nuova proposta contrattuale, che per produrre effetti necessita del consenso espresso o tacito del lavoratore.

E se ci troviamo di fronte ad una revoca non tempestiva?

Qualora la decisione di revoca giunga dopo i15 giorni previsti dalla Riforma Fornero, questa non ha effetto e il licenziamento viene considerato efficace.

La partita, quindi, passa nelle mani del dipendente che potrà o dare corso all’impugnazione del recesso con le conseguenze di legge (ovvero rifiutare e proseguire l’azione giudiziale), oppure può accettare la revoca come valida e quindi riprendere servizio.

La mancata accettazione della revoca tardiva non pregiudica il diritto del lavoratore al risarcimento del danno da licenziamento illegittimo.