l’INPS che ci indebita

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l’INPS ci indebita con i suoi verbali che se non sono ponderati con le situazioni reali riconoscono trattamenti pensionistici ed in cambio non forniscono all’erario alcun flusso contributivo.

Spieghiamo i punti di partenza di questo fenomeno

L’evasione esiste e sono anni che si sente parlare di pendenze esattoriali non pagate. Gli evasori certamente ci sono.

Tuttavia se consideriamo che appena pochi mesi fa Italia Oggi pubblicava un articolo secondo il quale il 96,6% dei crediti esattoriali sono “carta straccia” qualche domanda qualcuno dovrebbe cominciare a farsela.

Si deve premettere che mentre fino a qualche decennio fa gli strumenti per inseguire i furbetti del sistema economico erano abbastanza permeabili, oggi questo non è più sostenibile perché il fisco ha veramente la possibilità di scandagliare con velocità e grande precisione tutti i movimenti patrimoniali dei vari soggetti privati e pubblici.

Inutile fare riferimento a norme già sufficientemente note agli addetti ai lavori.

L’articolo apparso sul numero 214 dell’11 settembre 2020 fa riferimento ad una montagna di crediti pari ad almeno 744 mld dei quali solo 25, forse, sarebbero ancora recuperabili.

E’ veramente difficile dare la colpa a Equitalia o all’AgEnRis perché questi enti, spesso osteggiati dai media, hanno comunque fatto molto per recuperare i crediti e, se non ce l’hanno fatta in misura così rilevante vuol dire che potrebbero esserci alla base altre ragioni.

Non avendo questo studio, una conoscenza approfondita delle questioni tributarie e fiscali, vuol provare a dare il suo contributo, per quanto possibile, prendendo in considerazione le sue esperienze maturate in ambito contributivo e quindi in tutto quello che riguarda INPS ed INAIL.

Per capire se ed in quale misura l’INPS ci indebita è necessaria una breve analisi delle sue attività amministrative ed ispettive.

E’ capitato che gli ispettori del lavoro o degli istituti previdenziali si siano concentrati su posizioni molto controverse nei confronti di aziende la cui capacità economica appariva, senza alcuna ombra di dubbio, particolarmente fragile ovvero su posizioni in cui la variazione previdenziale ipotizzata era fortemente in contrasto con il fatto concreto.

E’ capitato anche che per molti anni, anche dopo l’entrata in vigore della legge 388/2000, gli istituti previdenziali abbiano continuato ad applicare le sanzioni civili della precedente normativa nella misura del 200% della contribuzione evasa a fronte di una nuova soglia massima del 60%.

Sul punto abbiamo espresso alcune perplessità anche quando l’INPS non ha fatto riferimento alla normativa previgente.

E’ capitato che gli istituti siano intervenuti d’ufficio per procedere nei confronti di imprese per le quali disconoscevano alcune posizioni giuridiche (es. IVS commercianti, contribuzione virtuale, vuoti contributivi ecc…) solo in prossimità dello scadere del quinquennio utile ai fini della prescrizione e solo dopo avere maturato la massima estensione sanzionatoria di tipo civile.

E’ capitato che i servizi ispettivi si siano concentrati sistematicamente solo contro alcune cooperative che lavoravano per committenti i quali corrispondevano alle stesse somme non congrue con l’effettivo costo del lavoro ponendo in essere quello che in gergo di studio chiamiamo “i tritacarne cooperativistici”. In altre parole i grossi committenti affidano a soggetti terzi servizi, lavorazioni o fasi di esse a prezzi inferiori ai costi; le piccole aziende in questo modo nel giro di qualche anno si indebitano quindi, arrivano gli ispettori che verbalizzano imponibili e contributi più elevati e le fanno chiudere. Arriva un’altra piccola azienda che prende il posto di quella precedente che dopo qualche anno, a seguito di verbalizzazioni di imponibili e contribuzioni più elevate, a sua volta chiude. Il giochino va così avanti all’infinito.

E’ capitato anche che per anni l’INPS ha rifiutato l’iscrizione alle cooperative di artigiani contestando poi verbali chilometrici alle società che sono di solito a responsabilità limitata.

Orbene, il risultato di tutto questo, ad oggi, é disastroso perché di fatto gli istituti:

-sembra che abbiano erogato od ancora eroghino incentivi ai suoi funzionari e dirigenti in qualche modo legati a quello che definiscono recupero sul lavoro nero;

-riconoscono ai lavoratori la corrispondenza contributiva a prescindere se i contributi sono stati o meno versati (per il c.d. Principio di Automaticità delle prestazioni);

-non recupereranno mai queste somme perché i soggetti non hanno la capacità economica di sopportare provvedimenti abnormi ed avulsi dalle loro effettiva capacità economiche così come le cooperative, ovviamente quasi sempre a responsabilità limitata, non hanno patrimonio sufficiente.

In sintesi l’INPS ci indebita perché

  • gli ispettori e dirigenti INPS vantano risultati e probabilità progressioni carrieristiche oltre che vantaggi economici legati alla produttività ed al raggiungimento degli obiettivi legati solo al verbalizzato e non all’effettivamente recuperato;
  • I lavoratori prenderanno la pensione relativamente a contributi che nessuno avrà mai versato;
  • I datori di lavoro che hanno subito accertamenti abnormi o che sono stati eccessivamente sanzionati non pagheranno mai e……..   …. tutto l’impoverimento correlato rimarrà ad esclusivo carico dei contribuenti.

Ulteriore riflessione dovrebbe essere compiuta per il semplice fatto che non tutti, soprattutto in coincidenza di certi periodi economici, si possono permettere di pagare i migliori professionisti specializzati per poter fare annullare le sanzioni illogiche, ingiuste ed ingigantite da interpretazioni assurde.

Non tutti hanno la capacità economica che ha avuto Diego Armando Maradona, quindi abbandonano ovvero decadono per eccesso di complessità o mancanza di chiarezza delle normative vigenti in materia di opposizione.

In altre parole ……..

è così che l’INPS ci indebita

Uno di questi casi è di evidente attualità per quanto riguarda le cooperative di artigiani in quanto l’INPS, dopo anni di premialità per obiettivi sul lavoro nero, di fatto riconosce l’indebitamento del sistema a carico nostro come si può desumere dal tenore e dal contenuto della recente circolare che abbiamo appena pubblicato.

 


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