Il lavoratore che veda irrogarsi un licenziamento deve anzitutto tenere presente che lo stesso deve essere impugnato con lettera racc. a/r o a mezzo Posta Elettronica Certificata entro 60 giorni da quanto il licenziamento è stato comunicato ed entro i successivi 180 giorni (che decorrono, quindi, dalla comunicazione di impugnativa fatta dal lavoratore) deve essere presentato il ricorso davanti l’Autorità Giudiziaria.

Visti i predetti termini di legge, laddove si intenda procedere all’impugnativa sarà necessario attivarsi senza lasciar decorrere troppo tempo e portando fin dal primo incontro, oltre che la lettera di licenziamento, ogni altro documento che consenta di inquadrare il rapporto di lavoro (contratti di lavoro ed eventuali variazioni contrattuali intervenute, buste paga, ecc…. ).

Predisporre una causa di impugnativa di licenziamento richiede tempo e attente valutazioni tese ad analizzare nel dettaglio le dinamiche e le vicende che hanno condotto al provvedimento risolutivo, anche in considerazione del fatto che i percorsi processuali variano a seconda del tipo di licenziamento (per giusta causa, per giustificato motivo oggettivo, per giustificato motivo soggettivo, licenziamenti collettivi). Inoltre a seconda del tipo di licenziamento e del tipo di censure che si intendono muovere in ordine alla legittimità dello stesso, variano, tra l’altro, le regole processuali anche in ordine all’onere probatorio.

Occorre tenere conto che i percorsi e le regole processuali (anche in ordine all'onere probatorio) variano a seconda del tipo di licenziamento (per giusta causa, per giustificato motivo oggettivo, per giustificato motivo soggettivo, licenziamenti collettivi) e delle censure che si intendono muovere in ordine alla legittimità dello stesso.

Il licenziamento, laddove avvenga per motivi disciplinari,  rappresenta quasi sempre il provvedimento finale di un procedimento disciplinare, regolato, nelle sue specifiche modalità dall'art.lo 7 della legge 300 del 1970, in base al quale prima di procedere ad  irrogare la sanzione (licenziamento, multa, sospensione, richiamo,ecc..) il datore è tenuto a contestare l’addebito o l’infrazione disciplinare al lavoratore.

Ricevuta la contestazione il lavoratore ha diritto a comunicare al datore le proprie giustificazione/difese. Considerati gli stringenti tempi (che variano a seconda del CCNL applicato) per rispondere alla contestazione, è opportuno non perdere tempo ed attivarsi immediatamente.

Considerato che nella molteplicità dei casi alla contestazione segue quasi sempre un provvedimento disciplinare (che il più delle volte si sostanzia in un licenziamento), le giustificazioni che il lavoratore andrà a presentare richiedono attente riflessioni.Le stesse, infatti, avranno un notevole peso nel giudizio di impugnativa del licenziamento che si andrà ad instaurare.

Molto importante è dunque non sottovalutare la portata di una contestazione disciplinare, a cui merita sempre fornire una risposta.

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