Sanzioni Inps: dubbio di confine tra Legittimità, Anatocismo e Usura

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Enti previdenziali: mai sentito parlare di anatocismo o usura

Si pensa sempre che la pubblica amministrazione sia qualcosa di trasparente. Un’ente solido e supportato da persone di un certo spessore morale.

Ogni debitore dell’INPS si vede recapitare cartelle esattoriali o avvisi di addebito, contenenti importi aggiuntivi talvolta incomprensibili e con un ricarico difficile da interpretare.

Qualcuno ha pagato, qualcuno ha rottamato e qualcun altro ha visto diventare insopportabile il debito iniziale. Qualche rottamatore ha iniziato a pagare senza riuscire a saldare.

Tutte queste situazioni hanno avuto una conseguenza. E chi non è riuscito a pagare spesso ha perso la disponibilità dei propri beni o addirittura ha visto andare la propria casa all’asta.

E’ quindi fondamentale controllare gli avvisi di addebito ed anche le vecchie cartelle esattoriali, per verificare se il debito pagato o ancora attribuito è legittimo. Ovvero, controllare se in passato si è pagato all’INPS più del dovuto.

Si tenga presente, inoltre, che in sede di prima applicazione della legge 388/2000 gli istituti erano soliti continuare ad applicare la vecchia disciplina, che prevedeva sanzioni nella misura che arrivava fino al 200%. In quei casi, era possibile chiedere indietro le maggiori somme versate mediante una procedura di rimborso o accredito, comunque disciplinata dalla legge 388/2000 al comma 18 dell’art.lo 116.
Ci sono tuttavia molti contribuenti che non hanno potuto chiedere il riaccreditamento o la restituzione delle somme versate in più, per le più svariate ragioni.

 

Un addebito esattoriale spesso nasce da una ispezione

addebito inpsLa parte genetica dell’addebito è spesso caratterizzata da procedure assai poco chiare. Ed ispezioni ad elevato sospetto di nullità già considerate in precedenti articoli su questo sito.

L’avviso di addebito ex cartella esattoriale INPS, costituisce il tratto terminale del percorso ispettivo od accertamento d’ufficio.

E’ evidente che un tale sistema di accertamenti ispettivi caratterizzati dalla non certezza di osservanza delle regole, ben può essere all’origine di un debito degli italiani con l’entità esattoriale abnorme ed evidentemente carica di mostruosità.

Le sanzioni INPS applicate nascondono un sospetto

Argomenti sui limiti massimi di applicabilità delle sanzioni civili al 40% in alcuni casi ed al 60 % in altri, così come la decorrenza degli interessi, sono già stati presi in considerazione in un video di questo sito . Riferimento all’art.lo 116 comma 8 della legge 388/2000.

Le ipotesi, che apparivano teoriche, di superamento da parte dell’INPS di tali limiti tuttavia non sono solo ipotesi, ma per alcuni contribuenti, una insuperabile ossessione.

Sanzioni inps – Un dubbio è ricavabile dalla differenziabile denominazione di somma aggiuntiva rispetto a quella della sanzione civile.

Si potrebbe ipotizzare infatti che nella dizione di somma aggiuntiva possa essere stata inserita anche la componente interessi.  Questo tuttavia non torna con le norme citate nel video sopra citato che sembrano escludere una decorrenza degli interessi anteriore alla data di notifica della cartella esattoriale.

Anche per gli avvocati sono una ossessione, se si considera che non solo i Giudici presumono sempre che l’INPS tendenzialmente continua ad emettere  avvisi di addebito a raffica anche in corso di un giudizio di accertamento. Ma gli stessi tendono a partire  da un punto di vista pubblico, dal quale in alcuni casi l’INPS sembra discostarsi.

Il metodo INPS e la legge

Il riferimento va al metodo applicato dall’INPS che, prendendo come punto di riferimento l’art.lo 30 del DPR 29 settembre 1973, n. 602 (criterio ribadito anche dalla circolare n. 102 del 21 maggio 2015), non sembra essere in linea con quanto previsto dall’art.lo 27 del decreto legislativo 46/99  il quale, al contrario, afferma, in tema di Accessori dei crediti previdenziali, che:

1. In deroga all’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall’articolo 14 del presente decreto, sui contributi o premi dovuti agli enti pubblici previdenziali, decorso il termine previsto dall’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall’articolo 11 del presente decreto, le sanzioni e le somme aggiuntive dovute sono calcolate, secondo le disposizioni che le regolano, dalla data della notifica e fino alla data del pagamento.”.

Quindi, salvo diversa legittima smentita, appare evidente che le sanzioni e le somme aggiuntive relative ai crediti previdenziali, diversamente dai crediti fiscali, dovute dovrebbero essere calcolate soltanto dalla data di notifica e fino alla data del pagamento.

E’ a questo punto che la coscienza impone che certi fatti debbano essere resi di dominio pubblico e non più rimanere distrattamente nascosi nelle eccezioni e nei fascicoli dei Tribunali.

E’ doveroso far conoscere ogni dubbio sul livello di gestione di certi dirigenti e funzionari degli enti ai quali, contrariamente alla generalità del popolo, è stata assicurata certezza di premi di performance ed un generoso stipendio a vita.

Ecco uno degli avvisi di addebito le cui somme aggiuntive appaiono applicate in misura superiore al 60% senza che si capisca se ed in quale misura sono stati addizionati gli interessi. Si può parlare di interessi maggiorati, di anatocismo o usura, in questo caso?
Dal testo dell’art.lo 27 del decreto 46/99 le somme aggiuntive sembrano essere ben distinte dalle sanzioni, comprese quindi quelle civili di cui parla la legge 388/2000. Non è comprensibile quindi quanto normalmente praticato dall’INPS nei casi simili a quelli simili al documento che si pubblica.

IL DOCUMENTO 

inps avviso + del 60%

A parte quanto sopra esposto, la sanzione della cartella esattoriale può anche essere nulla?

Resta il dubbio sulla legittimità degli addebiti inps in ordine alla effettiva decorrenza e quantificazione delle sanzioni e degli interessi.

Si impone invece una certa considerazione relativa a tutti quei casi in cui i criteri di determinazione non sono stati ben delineati dall’ente accertatore.

La casistica tributaria offre la sua prospettazione evolutiva che, per mancanza di chiarezza, può generare  nullità delle sanzioni.


 


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