La dimensione contributiva è uno dei profili di maggior interesse per un'azienda, sia per la rilevanza economica che assume nei bilanci, sia per i rischi che un non corretto inquadramento può determinare, soprattutto se protratto nel tempo.

Quanto alla posizione previdenziale dei datori di lavoro numerosi sono i casi in cui errate qualificazioni contributive vengono rilevate dall'INPS solamente al momento del pensionamento. Questo spesso comporta il rischio di annullamento di anni di contributi con compromissione dello stesso trattamento pensionistico.

Quanto alla posizione dei dipendenti il loro inquadramento è determinante ai fini della quantificazione dei contributi.

Sul piano previdenziale la contribuzione è quantificata e versata sulla retribuzione spettante e comunque avendo come riferimento minimale il trattamento economico previsto dal contratto collettivo nazionale maggiormente rappresentativo su base nazionale.

Quindi potremmo anche trovarci di fronte a un'azienda che applica nei confronti dei lavoratori un contratto collettivo determinato, ma che, ai soli fini contributivi, ne deve applicare un altro in quanto più rappresentativo per la categoria e di più elevata quantificazione economica a favore del lavoratore.

In caso di ritardato od omesso versamento contributivo vengono applicate sanzioni civili che non sono disciplinati dalla legge 689/81 (che riguarda le sanzioni amministrative) e che una volta raggiunto il massimo previsto dalla legge, sono produttive di interessi.

Nello specifico dette sanzioni sono previste dalla legge 388/2000 che  con l'art.lo 116 così dispone:

- "8. I soggetti che non provvedono entro il termine stabilito al pagamento dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali, ovvero vi provvedono in misura inferiore a quella dovuta, sono tenuti:

  1. a) nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge;
  2. b) in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30 per cento; la sanzione civile non può essere superiore al 60 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge. Qualora la denuncia della situazione debitoria sia effettuata spontaneamente prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori e comunque entro dodici mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi o premi e semprechè il versamento dei contributi o premi sia effettuato entro trenta giorni dalla denuncia stessa, i soggetti sono tenuti al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge.
  3. Dopo il raggiungimento del tetto massimo delle sanzioni civili nelle misure previste alle lettere a) e b) del comma 8 senza che si sia provveduto all’integrale pagamento del dovuto, sul debito contributivo maturano interessi nella misura degli interessi di mora di cui all’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall’articolo 14 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46.
  4. Nei casi di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi derivanti da oggettive incertezze connesse a contrastanti orientamenti giurisprudenziali o amministrativi sulla ricorrenza dell’obbligo contributivo, successivamente riconosciuto in sede giudiziale o amministrativa, semprechè il versamento dei contributi o premi sia effettuato entro il termine fissato dagli enti impositori, si applica una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge.
  5. Nelle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato e negli enti locali il dirigente responsabile è sottoposto a sanzioni disciplinari ed è tenuto al pagamento delle sanzioni e degli interessi di cui ai commi 8, 9 e 10.
  6. Ferme restando le sanzioni penali, sono abolite tutte le sanzioni amministrative relative a violazioni in materia di previdenza e assistenza obbligatorie consistenti nell’omissione totale o parziale del versamento di contributi o premi o dalle quali comunque derivi l’omissione totale o parziale del versamento di contributi o premi, ai sensi dell’articolo 35, commi secondo e terzo, della legge 24 novembre 1981, n. 689, nonché a violazioni di norme sul collocamento di carattere formale.
  7. Nei casi di tardivo pagamento dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali, per i quali non si fa luogo all’applicazione delle sanzioni civili e degli interessi di mora di cui al comma 8 del presente articolo e di cui alla previgente normativa in materia sanzionatoria, non possono essere richiesti gli interessi previsti dall’articolo 1282 del codice civile."

La contribuzione non solo è sanzionata come sopra specificato, ma anche vigilata dagli enti preposti e, per alcuni aspetti, sanzionata anche penalmente.

Si prenda come esempio riferito alla contribuzione dei propri dipendenti, la sanzione per omesso versamento ritenute previdenziali di cui all'art. art. 2 del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463 per gli importi superiori ad euro 10.000,00.

L’art. 6, comma 3, d.lgs. 8/2016 ha sostituito il comma 1-bis dell’art. 2 d.lgs. 463/1983 stabilendo che: “L’omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1, per un importo superiore a euro 10.000 annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032. Se l’importo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000. Il datore di lavoro non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione”.

Quindi laddove il datore di lavoro dovesse omettere di versare all’ente previdenziale le ritenute operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti (comprese le trattenute effettuate ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153) per un importo superiore ad euro 10.000 annui, si troverebbe esposto al rischio di essere punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino ad euro 1.032. Se, invece, l’importo delle ritenute previdenziali ed assistenziali non versate all’INPS è inferiore ad euro 10.000, il datore di lavoro è tenuto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra i 10.000 e i 50.000 euro.

Il datore di lavoro non è punibile, né assoggettabile a sanzione amministrativa nel caso in cui provveda al versamento delle omesse ritenute previdenziali ed assistenziali entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

 

Altra violazione in cui il datore di lavoro può incorrere è l'art.lo 37 della legge 689/81 che, al titolo "omissione o falsità di registrazione o denuncia obbligatoria", così dispone:

"1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che, al fine di non versare in tutto o in parte contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie, omette una o più registrazioni o denunce obbligatorie, ovvero esegue una o più denunce obbligatorie in tutto o in parte non conformi al vero, è punito con la reclusione fino a due anni quando dal fatto deriva l'omesso versamento di contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie per un importo mensile non inferiore al maggiore importo fra cinque milioni mensili e il cinquanta per cento dei contributi complessivamente dovuti.

  1. Fermo restando l'obbligo dell'organo di vigilanza di riferire al pubblico ministero la notizia di reato, qualora l'evasione accertata formi oggetto di ricorso amministrativo o giudiziario il procedimento penale è sospeso dal momento dell'iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all'articolo 335 del codice di procedura penale, fino al momento della decisione dell'organo amministrativo o giudiziario di primo grado.
  2. La regolarizzazione dell'inadempienza accertata, anche attraverso dilazione, estingue il reato.
  3. Entro novanta giorni l'ente impositore è tenuto a dare comunicazione all'autorità giudiziaria dell'avvenuta regolarizzazione o dell'esito del ricorso amministrativo o giudiziario.".

Ne consegue quindi la necessità di una costante e continua verifica, da parte del datore di lavoro, sul corretto inquadramento del personale.

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